Shëtridhlat: una ricetta che racconta l’Arbëria

Nelle comunità arbëreshe, il cibo è memoria, gesto condiviso, racconto tramandato di
generazione in generazione.
Ogni piatto racconta una storia di radici profonde, di famiglia e appartenenza.
Le Shëtridhlat ne sono un esempio: una ricetta semplice, ma carica di identità, che
continua a vivere nelle cucine di casa come segno di appartenenza e continuità.
Shëtridhlat: la ricetta di Francesco Covello
Ingredienti
- Un pugno abbondante di farina di semola (o integrale) a persona
- Acqua q.b.
- Un pizzico di sale
- Un goccio d’olio
Preparazione
Per preparare le Shëtridhlat, la lavorazione della pasta è un passaggio fondamentale.
L’impasto deve essere ben equilibrato: né troppo morbido né troppo duro. Una volta
ottenuta la giusta consistenza, si forma un panetto e lo si lascia riposare per almeno
mezz’ora.
Dopo il riposo, si prende il panetto e lo si allunga leggermente, praticando un foro
centrale fino a ottenere una forma circolare. A questo punto si inizia a lavorare la pasta,
ricavando un cordoncino sottile, poco più stretto di un mignolo.
Con il cordoncino si procede poi a formare una matassa, avendo cura che la pasta non
si spezzi mai durante la lavorazione.
È un gesto lento, che richiede attenzione e pazienza, proprio come si faceva un
tempo, quando la pasta si lavorava con le mani e con la memoria, più che con le
misure.
Condimento
Nella tradizione, le Shëtridhlat si mangiano con ceci o fagioli, ingredienti semplici che
da sempre accompagnano questo piatto. Un abbinamento nato dalla cucina
quotidiana, fatto di gesti lenti e sapori essenziali, che racconta il modo in cui queste
comunità hanno saputo trasformare poco in qualcosa di profondamente ricco.











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